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    Contents
  1. Da Ronaldinho a Baggio: 'Despacito' cantata con i nomi di 174 calciatori
  2. L’anomalia Ronaldinho
  3. AC Milan: Sito Ufficiale - Home Page
  4. Ronaldinho

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He played mostly as an attacking midfielder, but was also deployed as a forward or a winger. He played the bulk of his career at European clubs Paris Saint-Germain, Barcelona and Milan as well as playing for the Brazilian national team.

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Milan in contropiede, Seedorf da due passi batte Buffon. Inzaghi beffa Buffon con un tunnel e firma la vittoria del Milan sulla Juventus.

Da Ronaldinho a Baggio: 'Despacito' cantata con i nomi di 174 calciatori

Del Piero di esterno destro raddoppia per la Juventus a San Siro. Mandzukic realizza il goal dell' contro il Milan a San Siro.

A San Siro Vieri chiude i conti contro il Milan segnando il secondo goal personale nel bianconero. Milan avanti di due goal: azione personale di Ronaldinho che al limite dell'area scarica con Pato, il brasiliano si presenta davanti a Buffon e lo supera con un destro preciso.

Quagliarella con un gran colpo di testa porta in vantaggio la Juventus a San Siro.

Vialli raddoppia per la Juventus, contro il Milan è a San Siro. Goal di testa di Shevchenko, il Milan firma il sulla Juventus. Dinho riceve il pallone al limite dell'area, ma di fronte ha un muro umano di calciatori avversari.

L’anomalia Ronaldinho

Invece di provare il dribbling o di scaricare la sfera si mette a danzare, fintando il tiro con il destro, poi - da fermo - calcia improvvisamente di punta? Non è un tiro a giro, non è un pallonetto, ma il pallone si insacca in rete tra l'incredulità generale. Alla fine il Barcellona perderà e dovrà dire addio al torneo, ma il gioiello del brasiliano brilla ancora oggi di luce propria.

L'inchino del Santiago Bernabéu 19 novembre il Barcellona, che a fine stagione conquisterà il titolo spagnolo, si impone sul campo degli storici rivali del Real Madrid e Ronaldinho si guadagna il centro della scena con una prestazione di qualità assoluta coronata da una doppietta nella ripresa. In occasione del primo gol il brasiliano parte da centrocampo, salta come birilli i difensori avversari e deposita sul primo palo, mentre nel firmare il secondi si regala addirittura un tunnel a Iker Casillas.

Devastante e immarcabile, tanto che al momento della sua sotituzione i tifosi avversari gli regalano la standing ovation. È un gol pazzesco, che regala la vittoria al Barça e fa il giro del mondo.

Il Barca arriva comunque secondo nel girone e agli ottavi di finale pesca uno degli avversari peggiori: il primo Chelsea di José Mourinho. È un risultato che lascia aperte tutte le possibilità per il ritorno a Stamford Bridge.

Gudjohnsen, Lampard, Duff.

AC Milan: Sito Ufficiale - Home Page

Per il Barça è un incubo, ma poi Ronaldinho fa quello che fanno solo i grandissimi: strappa il tessuto logico della partita e la ricuce da solo, a modo suo.

Prima accorcia le distanze su rigore, e poi, al trentottesimo, fa qualcosa di magico.

Quello che combina è difficile da descrivere in gergo calcistico. Cech resta immobile. I difensori del Chelsea paralizzati. Sarebbe, appunto, se Ronaldinho subito dopo non facesse gol e soprattutto se non si stesse giocando un ottavo di finale di Champions league.

A queste condizioni diventa un capolavoro. Passa il Chelsea, il Barcellona esce. Arriva di fronte a Casillas e fa di nuovo gol.

Tre a zero. Allora succede qualcosa di addirittura storico: mentre Ronaldinho esulta, molti tifosi del Real Madrid, che stanno perdendo tre a zero in casa contro i loro peggiori rivali e stanno vedendo le speranze di vincere il titolo scivolare via dopo nemmeno tre mesi di campionato, si alzano in piedi e iniziano ad applaudirlo, e dopo i primi se ne uniscono molti altri.

Forse per la prima volta nella storia, il Bernabéu avvolge con una standing ovation la stella del Barcellona. Ronaldinho incassa senza perdere la leggerezza, dice solo alcune parole di circostanza e si fa più serio solo quando approfitta della premiazione per mandare un messaggio antirazzista.

Il giorno dopo è già in campo per una partita di beneficienza contro una squadra mista israeliano-palestinese.

Nella seconda parte di stagione il Barça continua a passeggiare nella Liga, che vincerà con ben dodici punti di distacco sul Real. Dopo aver superato i quarti col Benfica, in semifinale è il turno del Milan.

In centottanta minuti viene segnato un solo gol, a San Siro, da Ludovic Giuly. La palla gli arriva da Ronaldinho, che sulla trequarti prima scherza Gattuso mandandolo a vuoto e nel scherzare il pressing di Gattuso non è esattamente facile e poi trova la linea per un lancio assurdo, che tra i 22 in campo probabilmente—e per fortuna del Barça—capisce solo Giuly. Come spesso capita ai giocatori che sono stati troppo dominanti in stagione, Ronaldinho arriva alla finale di Parigi decisamente spompato.

Non gioca male, ma non è il protagonista. A partire dal Mondiale di Germania, nei 12 mesi successivi si vedrà sfilare tutti i titoli a parte la Copa América.

Ronaldinho

Non ci è riuscito Cristiano Ronaldo, non ci è riuscito finora Messi. A questo punto avrete capito che personalmente, e senza alcuna pretesa di oggettività, preferisco Ronaldinho ai supercalciatori che sono venuti dopo di lui. La scorsa primavera ero a Madrid per lavoro e mi sono tolto lo sfizio di andare a vedere Real Madrid — Eibar al Bernabéu, in tribuna, in quarta fila.

Le squadre sono entrate in campo e prima di prendere posizione Cristiano si è fermato per delle foto con gli sponsor, a forse cinque metri da dove ero seduto. Da vicino è indubbiamente un essere umano, ma sembra anche che gli abbiano passato una mano di cera su tutto il corpo, divisa e scarpini inclusi. Ha il viso liscio e altero di un imperatore bambino e riflette la luce come una statua di bronzo. Quando inizia la partita mi accorgo che anche mentre gioca ha la stessa materialità levigata, in Full HD.

Uno a zero, sono tutti contenti, e anche io: non è esattamente per questo che abbiamo pagato il biglietto? Le treccine saltavano sulle spalle come serpenti, ma lo sguardo di Medusa si era appannato, e Dinho non riusciva più a pietrificare gli avversari.

Non riusciva più a scendere lungo il campo come una goccia di brina su un vetro, ma ancora qualcosa sapeva fare, e quel qualcosa fu sufficiente a incantarmi.